Articolo di :

Carlo Dr. Taiariol

Tutto il bello e il brutto dei viaggi

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Ormai è ora, chiudete le valige e pronti a partire; Londra, New York, Tokyo, Dubai, Nuova Delhi, Bali, Malta, ecc…

Ovunque voi andiate, dovrete fare i conti con la famosa “Diarrea del viaggiatore”. Una patologia quasi fisiologica per coloro che intraprendono un viaggio lontano o vicino che sia. È ovvio che più ci si allontana, più si va incontro ad abitudini alimentari differenti o misure igieniche non del tutto nella norma.

La diarrea del viaggiatore, chiamata anche “Vendetta di Montezuma”, è una sindrome caratterizzata da 2/3 o più evacuazione di feci non formate o liquide nell’arco delle 24 ore a cui si possono accompagnare altri sintomi intestinali o generali. Nella maggior parte delle volte si presenta senza febbre.
La diarrea compare generalmente nei primi giorni di viaggio, e dura 3 o 5 giorni, arrecando al viaggiatore disturbi fastidiosi.

La causa principale, che colpisce soprattutto persone derivanti da città industrializzate e con un alto livello socio-economico, è quella microbiologica, cioè derivata da microrganismi, siano essi batteri, virus, parassiti o raramente miceti.
Il contagio del viaggiatore con i microrganismi avviene generalmente attraverso l’ingestione di alimenti, acqua o liquidi infetti e contaminati. Questi alimenti sono contaminati con residui fecali depositati da mosche ed altri insetti, mani sporche, o oggetti non puliti adeguatamente. Il contagio può avvenire anche attraverso le proprie mani sporche, l’utilizzo di asciugamani o biancheria contaminata, frequentazione di ambienti con scarsa igiene.

Sono moltissimi i microrganismi che possono mettere a soqquadro la nostra flora intestinale e provocarci questi episodi di diarrea. Che altro non sono che dei meccanismi di difesa con cui il corpo cerca di allontanare gli agenti dannosi dall’intestino.

Vediamo quindi come ridurre al minimo il problema:

  • Sicuramente la migliore forma di prevenzione consiste nell’attuare le misure di igiene sia alimentare che personale. Specialmente in quei paesi dove il tasso di sviluppo e igiene sono sotto la media.
  • Mai bere l’acqua del rubinetto e occhio a ghiaccio e derivati. Preferite sempre bibite imbottigliate e sigillate.
  • Frutta: assolutamente sbucciata e mai mangiare la buccia, attenzione anche alla frutta lavata. Le banane sono i frutti più mangiati, poiché facili da aprire e protetti da una buccia molto rigida.
  • Cibo: assicuratevi che sia sempre ben cotto. Possibilmente servito bollente, così da essere più tranquilli.
  • Non sottovalutate il vostro olfatto, se doveste sentire strani odori prima di mangiare, astenetevi dal farlo.
  • Prima di partire, consigliamo una profilassi probiotica a base di fermenti lattici, nella settimana precedente alla partenza.
  • Questi vanno assunti anche durante tutto il viaggio. Consigliamo fermenti lattici più resistenti, disponibili anche dopo il passaggio nell’ambiente acido dello stomaco.
  • Nei giorni di viaggio assumere al mattino anche integratori di sali minerali.

Se questi semplici accorgimenti non dovessero bastare, non temete e seguite altri semplici accorgimenti:

  • Continuate ad assumere sali minerali e fermenti lattici.
  • Nel caso dovesse persistere la diarrea si può assumere prodotti antidiarroici comuni. Cercate però di effettuare il maggior numero di scariche prima di assumere questi farmaci, in questo modo si allontanano il maggior numero di agenti patogeni dall’intestino.
  • In casi rari la diarrea del viaggiatore può essere grave e per questo necessitare di interventi medici.

Dopo tutte queste “rasicurazioni” vi auguriamo delle buone vacanze e non fatevi frenare da una banale diarrea. Per maggiori informazioni non esitate a chiedere a tutto il nostro staff per scoprire le profilassi da adottare a seconda del paese in cui vi state recando.

Sublinguali o Orodisperdibili: vantaggi e svantaggi

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Facciamo chiarezza su alcune formulazioni sempre più gradite dai pazienti. Tutti i vantaggi e gli svantaggi. Sublinguali vs. Orodisperdibili: forme farmaceutiche solo all’apparenza simili ma chimicamente diverse.

Molte persone confondono le formulazioni sub-linguali, che come dice la parola si assumono ponendole sotto la lingua, con le formulazioni orodisperdibili, ovvero che si sciolgono in bocca. Capiamo insieme le differenze e i vantaggi. Queste formulazione sono caratterizzate da forme farmaceutiche specifiche: compresse e granulari.

Le formulazioni sublinguali vengono assunte ponendo il farmaco sotto la lingua e facendolo sciogliere. In questo modo il farmaco non viene ingerito e quindi non arriva nello stomaco e nell’intestino, dove viene assorbito, ne tanto meno passa per il fegato, dove subirebbe un metabolismo di primo passaggio.
Cos’è il metabolismo di primo passaggio?
Quando assumiamo un farmaco per via orale, questo viene assorbito nell’intestino, arriva nel sangue e viene filtrato nel fegato, che tramite alcuni enzimi, metabolizza una parte della quota di farmaco ingerita. Quindi in parole povere su un 100% di farmaco assorbito, dopo il passaggio attraverso il fegato ne possiamo ritrovate nel torrente ematico un 80%- 60% o un 20%, che sarà disponibile per svolgere l’effetto terapeutico. Nell’assunzione Sublinguale questo problema non sussiste, poiché il farmaco viene assorbito dai vasi sanguigni presenti sotto la lingua e quindi arriva direttamente nel sangue, senza passare per il fegato. Rendendo il principio attivo completamente disponibile. Ovviamente la formulazione sublinguale rispetto all’orale (orodisperdibile) è più veloce nell’insorgenza dell’effetto terapeutico, perché il farmaco giunge prima e quasi del tutto intatto nel sangue e quindi agli organi bersaglio.

La formulazione orodisperdibile, prevede che il farmaco compressa o granulato che sia, venga sciolto in bocca e poi ingoiato. Questa formulazione segue lo stesso percorso di una normale compressa o capsula. Quindi il già citato passaggio tra stomaco, intestino e fegato (effetto di primo passaggio) per poi ritrovarsi nel flusso sanguigno. Sicuramente meno rapida rispetto alla formulazione sublinguale, mantiene un vantaggio rispetto alle normali compresse o capsule. Infatti questa formulazione arriva già disciolta nello stomaco e quindi è leggermente più veloce rispetto alle normali formulazioni orali (comprese o capsule) che invece ingoiate intere vengono poi a solubilizzarsi nello stomaco.

Quindi sintesi:

  • Sublinguale: evita metabolizzazione epatica di primo passaggio. (es. antianginosi)
  • Sublinguale: effetto terapeutico più rapido.
  • Maggior compliance.
  • Provoca minori danni alle pareti dello stomaco o dell’intestino (quindi se si assumono antinfiammatori non è necessaria l’assunzione di farmaci gastroprotettori, ovviamente se utilizzati per questo specifico motivo).
  • Orodispersibili: sono più rapide delle formulazioni orali classiche (compresse e capsule) ma meno rapide delle sublinguali.
  • Possono subire metabolismo epatico
  • Possono provocare danni alla mucosa di esofago, stomaco e intestino.
  • Buona compliance, si evita di inghiottire la compressa.

Colesterolo: facciamo un po’ di chiarezza

800 533 Carlo Dr. Taiariol

Sempre al centro di tutti i discorsi salutistici, il colesterolo sembra essere tra i peggiori nemici del corpo umano. La domanda da farsi è: “ma è realmente così?” “Dobbiamo evitare di assumere prodotti contenenti colesterolo?”

SI e NO

Iniziamo a capire cos’è: il colesterolo è un composto organico che fa parte della famiglia dei lipidi steroidei. A differenza di quanto si possa pensare, il suo ruolo negli organismi umani è di notevole importanza:

  • Infatti è un componente delle membrane cellulari, di cui regola fluidità e permeabilità e ne permette il giusto funzionamento;
  • È il precursore della vitamina D, dei sali biliari e degli ormoni steroidei, sia maschili che femminili (testosterone, progesterone, estradiolo, cortisolo ecc.) fondamentali per svolgere tutte le funzioni del corpo umano. 

Quando allora il colesterolo diventa deleterio?

Quando circola nel sangue in concentrazioni superiori alla norma si trasforma in un acerrimo nemico della nostra salute, provocando con il tempo seri danni.

Il colesterolo viene sia prodotto dal corpo umano (80%) sia assunto con gli alimenti (20%). Quindi dobbiamo cercare di assumerne ma in quantità misurate ed equilibrate. Quando le quote circolanti di colesterolo sono troppo alte, inizia ad accumularsi oltre che nel fegato (come è normale che sia) anche nelle pareti dei vasi sanguigni. Qui si accumula e con il tempo può formare dei veri e propri TAPPI o PLACCHE aterosclerotiche, che vanno incontro a ossidazione e si infiammano. Queste placche possono ostruire il normale circolo ematico o addirittura ostruirlo, provocando conseguenze molto gravi. 

È sempre importante perciò tenere sotto controllo i valori ematici di colesterolo:

  • COLESTEROLO TOTALE, non dovrebbe superare i 200 mg/dL 
  • LDL (colesterolo Cattivo perché si accumula nei vasi) non dovrebbe superare la quota di 160 mg/dL
  • HDL (colesterolo Buono perché trasporta il colesterolo presente nei vasi fino al fegato, dove viene depositato) non dovrebbe scendere al di sotto della quota di 45 mg/dL.

Nel caso in cui il colesterolo TOTALE o LDL siano troppo alti, si deve:

  • ridurre l’assunzione di alimenti ricchi in colesterolo e grassi 
  • praticare attività fisica costante
  • utilizzare farmaci o integratori che riducono la produzione endogena di colesterolo (famosissime sono le STATINE).

Se i vostri valori ematici sono alterati, consultate il vostro medico o il vostro farmacista di fiducia, che sapranno indicarvi la terapia più adatta alle vostre esigenze.

Probiotici: alcune utili informazioni

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Con il termine “probiotico” s’intende quel miscuglio di microrganismi, di solito batteri, buoni, che somministrati in grandi quantità, esercitano effetti benefici sull’intestino e sulla salute dell’ospite.
Questi batteri buoni che noi assumiamo interagiscono con i batteri buoni già presenti nella nostra flora batterica intestinale, che annovera più di 1000 specie diverse di microrganismi.

La nostra flora batterica o microbiota è fondamentale per:

  • L’estrazione di principi nutritivi dagli alimenti (importante la vitamina K);
  • Aiutare i processi metabolici;
  • Immunità e protezione contro batteri e virus patogeni (cattivi).

Come funzionano quindi i PROBIOTICI?

Versando migliaia e migliaia di nuovi batteri benefici nel corpo, questi vanno a ripopolare zone dell’intestino che si sono impoverite di questi batteri benefici a causa di infiammazioni o terapie antibiotiche. In questo modo quando un batterio, un virus o un fungo arrivano a livello delle pareti intestinali, non trovano spazio in cui insediarsi e proliferare e quindi non riescono a generare infezioni. Inoltre questi microrganismi producono acidi come l’acido lattico, il propionico o l’acetico, che abbassando il pH intestinale, inibiscono la proliferazione dei batteri patogeni. Un’altra importante funzione è la produzione di batteriocine, perossido d’idrogeno e biosurfattanti, che inibiscono la proliferazione di infezioni indesiderate.

Ma quando bisogna assumere questi prodotti?

Dopo pesanti terapie antibiotiche, la flora intestinale formata pur sempre da batteri, viene ridotta in numero. Specialmente se si usano antibiotici ad ampio spettro (come le penicilline) che quindi agiscono su più specie di batteri, compresi quelli buoni.

Oppure nel caso di malattie infiammatorie intestinali come il colon irritabile. In questi casi di calo delle difese, alcuni patogeni possono approfittarne e generare infezioni. Come ad esempio succede nel grave caso della Colite Pseudomembranosa da Clostridium difficile. In queste situazioni quindi possiamo utilizzare PROBIOTICI così come nel caso in cui siamo affetti da “influenza intestinale” di solito generata da rotavirus.

I PROBIOTICI però essendo batteri benefici vivi, risentono del pH acido dello stomaco e possono morire nel loro percorso per arrivare alle pareti intestinali. Per questo motivo vanno assunti durante o dopo i pasti, in modo che il cibo faccia da veicolo per attraversare alcune zone dell’apparato digerente che risulterebbero troppo acide e quindi aggressive per la sopravvivenza dei microrganismi.

Tra le varie specie di batteri come il Lactobacillus o il Bifidobacterium, si può annoverare la presenza di un lievito, il Saccharomyces Boulardii. Questo lievito al contrario degli altri batteri è resistente al pH acido e per questo motivo più efficace in tutti i trattamenti.

Ricapitolando i trattamenti:

  • influenza intestinale (assumere durante e dopo);
  • terapia antibiotica (assumere dopo);
  • infiammazioni intestinali;
  • prevenzione prima di partire per evitare intossicazioni alimentari.

Ricordiamo che l’assunzione prolungata può provocare stipsi, flatulenze e meteorismo.
Inoltre andrebbero utilizzati con cautela in pazienti con febbre alta, immunodepressi, pazienti in trattamenti antitumorali o che soffrono di alterazione della barriera epiteliale intestinale.

F: il fluoro nel dentifrico

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Spazzolino, filo interdentale e collutorio sono le armi utilizzate tutti i giorni per far rimanere i nostri denti puliti e in salute, ma dove andremmo senza l’utilizzo del dentifricio?

È stato dimostrato che l’utilizzo di dentifricio paragonato ad un dentifricio placebo, abbia ridotto del 33% la comparsa di problemi dentali come le carie. Oggi presenti in tutti i colori e tutti i sapori possibili, le paste dentifrice, così chiamate tecnicamente, risultano essere il principale strumento di lotta quotidiano contro la placca batterica. Naturalmente bisogna sempre abbinare uno giusto spazzolamento, un tempo prolungato di pulizia e un buon risciacquo.

Circa il 90-95% delle preparazioni dentifrice sono impreziosite di fluoro, ma perché?

Il fluoro è un minerale che aiuta a prevenire le infezioni dentali (prime fra tutte la carie) rallentando la distruzione dello smalto dentale ed incentivando nel contempo la sua rimineralizzazione.
Penetrando negli strati più superficiali dello smalto, il fluoro si lega agli ioni calcio che costituiscono l’idrossiapatite, uno dei principali costituenti minerali di ossa e denti. In questo modo, il fluoro rende lo smalto dentale più forte e resistente allo sfaldamento operato dagli acidi della placca batterica presenti nel cavo orale. Ovviamente il fluoro viene utilizzato nella sua forma solubile, ovvero sottoforma di sali (come il floruro di sodio e il floruro stannoso).

Le concentrazioni di fluoro però non possono essere eccessive e per questo motivo l’Unione Europea ha vietato l’immissione sul mercato di dentifrici contenenti una quantità di fluoruro superiore a 1500 ppm.
Nei bambini fini ai 7 anni si deve preferire un dentrifricio defluorizzato che non provochi danni in caso di ingestione. Poiché un’iperdosaggio di fluoro nella dieta del bambino può condurre alla fluorosi, una sindrome clinica-patologica caratterizzata da alterazioni della cromia dello smalto (i denti si macchiano), modificazioni funzionali dello smalto che, nei casi più gravi, possono provocare un progressivo irrigidimento delle ossa fino a deformare lo scheletro. L’ingestione frequente di fluoro durante i primi sette anni di vita rischia di decolorare progressivamente i denti permanenti. I dentifrici per bambini (fino all’età di 6 anni) non devono contenere una concentrazione di fluoro superiore ai 500-600 ppm.

Smagliature come si presentano e come si trattano

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Le smagliature chiamate tecnicamente “strie distensae o strie atrofiche”, sono degli inestetismi cutanei di solito di natura irreversibile.
È un problema che colpisce ambo i sessi, anche se le donne ne soffrono in percentuale maggiore a causa di fenomeni di stress cutaneo come la gravidanza o dell’elevata produzione di estrogeni nel sesso femminile. Gli estrogeni, principali ormoni steroidei femminili, come si è visto, hanno un’azione negativa sulla sintesi di collegene cutaneo, responsabile dell’elastcità della pelle.

Semplicemente, le smagliature sono quelle striscioline lievemente infossate e di colore rosso-violaceo, che si localizzano elettivamente alla superficie interna delle cosce, alla parte esterna delle regioni glutee, ai fianchi, al seno e al ventre.

Il meccanismo di formazione sembra interessare alcuni ormoni, come il cortisolo, che influiscono negativamente sull’elasticità della cute. Infatti alti livelli di questo ormone andrebbero ad inibire l’azione dei fibroblasti, responsabili della formazione delle fibre di collagene. Queste fibre sono presenti nei tessuti per donare elasticità e distensione. La riduzione di questi filamenti unita ad uno stimolo meccanico (aumento di peso, gravidanza ecc ecc) “straccia” i tessuti più superficiali, provocando la tipica formazione della stria che nella fase iniziale di formazione (fase infiammatoria) si presenta di colore rossastro (striae rubrae) a causa del processo infiammatorio e successivamente assume un colore bianco perlaceo (fase terminale/atrofica).

CAUSE:

  • carenza di proteine (come il collagene);
  • squilibri ormonali durante l’età adolescenziale, la menopausa, i periodi di stress (si verifica un aumento nella produzione di cortisolo che inibisce i fibroblasti che non producono più proteine);
  • gravidanza;
  • diete ferree ( rapida perdita di peso);
  • sovrappeso e obesità;
  • utilizzo di corticosteroidi (effetto iatrogeno);
  • utilizzo di steroidi anabolizzanti;
  • malattie come la sindrome di Cushing.

I rimedi sono principalmente quelli di tipo preventivo. È necessario infatti bere molta acqua per mantenersi idratati e utilizzare creme e oli che nutrono dall’esterno la cute.

Altri rimedi possono essere la laser terapia, il peeling chimico oppure l’utilizzo di creme a base di tretinoina, un derivato della vitamina A che aiuta la ricostruzione del collagene, non a caso questo principio viene utilizzato anche contro le rughe e l’acne. Oltre ad essere sconsigliate alle donne in gravidanza, queste creme hanno scarso effetto sulle smagliature di vecchia data, che vanno incontro a cicatrizzazione.

Ricorda per le smagliature la tempestività è assolutamente fondamentale.

Ace-inibitori e alimentazione

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Gli ACE-inibitori sono una classe di farmaci tra i più venduti in assoluto e trovano impiego primario nel trattamento dell’ipertensione arteriosa, uno stato di pressione particolarmente elevata nei vasi arteriosi, una delle prime patologie del mondo Occidentale. Lo stile di vita è fondamentale, infatti tra le varie cause vi sono uno stile di vita sedentario, il peso eccessivo e obesità, lo stress, il fumo ed eccessive quantità di alcol o sale nella dieta. Gli Ace inibitori oltre che nell’ipertensione, trovano utilizzo anche nel trattamento del post-infarto del miocardio e dell’insufficienza cardiaca cronica.

Un po’ di storia: scoperta e funzionamento.

Gli ACE-inibitori sono stati per la prima volta messi in evidenza nel veleno del serpente brasiliano Bothrops jararacadella . Un grandissimo lavoro di ricerca è iniziato da un peptide trovato nel veleno di questa specie nel 1965 dallo scienziato brasiliano Sérgio Henrique Ferreira, negli anni a seguire la molecola che è stata progettata su questa ispirazione è il Captopril.
Gli Ace Inibitori agiscono come inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE, ossia Angiotensin Converting Enzyme), che fa parte di una cascata regolatrice della pressione arteriosa (sistema renina-angiotensina-aldosterone).
I Farmaci di questa classe più noti ed impiegati nella pratica terapeutica sono il captopril, l’enalapril, il lisinopril, perindopril e il ramipril.

E’ bene però sapere che gli ACE-inibitori possono interagire con i cibi

Gli ACE-inibitori possono aumentare i livelli di potassio nel nostro corpo e portare all’iperkaliemia (livelli eccessivi di potassio nel sangue). Nelle cellule cardiache l’aumento della concentrazione di potassio extra-cellulare diminuisce la negatività del potenziale di riposo della cellula cardiaca, depolarizzandola in parte. Di conseguenza diminuisce anche l’intensità del potenziale d’azione, questo fa sì che la contrazione del cuore sia via via più debole. Dato che le forme più gravi di iperkaliemia possono causare ritmo cardiaco irregolare, palpitazioni, fino a effetti cardiaci e neuromuscolari fatali, come l’arresto cardiaco e la paralisi dei muscoli respiratori, il nostro corpo deve riuscire a mantenere i livelli di potassio in equilibrio. Quando si assumono ACE-inibitori è bene mantenere una dieta povera di potassio, l’utilizzo concomitante di diuretici insieme gli ACE-inibitori può aumentare i livelli di potassio nel sangue.

I cibi che contengono potassio e che possono quindi interagire con gli ACE-inibitori nel rischio di iperkaliemia sono banane , arance , patate , il sale da cucina contenente potassio (si può sostituire con altre correttori di sapore o spezie in commercio.

Perciò quando è consigliato assumere gli ACE-inibitori?

  • Il Perindopril assunto con un po’ d’acqua in una dose singola giornaliera al mattino prima della colazione-
  • Il Captopril almeno 1 ora prima dei pasti.
  • L’assunzione di Ramipril, Enalapril e Lisinopril può avvenire insieme o lontano dai pasti.

BCAA aminoacidi ramificati la loro importanza

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AMINOACIDI RAMIFICATI

Gli aminoacidi sono i costituenti principali delle proteine e sono indispensabili per la crescita, lo sviluppo e il mantenimento muscolare. Infatti gli aminoacidi assunti con la dieta o prodotti dall’organismo umano hanno un ruolo quasi del tutto strutturale, solo secondariamente energetico.

Ma gli sportivi e i culturisti assumono aminoacidi ramificati. Cosa sono ? E Perché vengono assunti ?

Gli aminoacidi ramificati, tutti essenziali (il nostro corpo non è in grado di sintetizzarli, quindi vanno assunti con l’alimentazione) sono costituiti da:

  • LEUCINA: promuove la sintesi proteica nei muscoli e nel fegato, rallenta la decomposizione delle proteine muscolari e promuove i processi di rigenerazione.
  • ISOLEUCINA: fondamentale per la formazione di emoglobina, viene principalmente metabolizzata nel tessuto muscolare.
  • VALINA: utilizzata nell’organismo per la produzione di energia da alimenti molto proteici o per mobilitare riserve proteiche endogene.

Questi aminoacidi compongono il 35% degli aminoacidi presenti nel muscolo e sono presenti in alimenti come pollo, manzo, latte, legumi, bresaola e parmigiano. Sono definiti ramificati per via della loro struttura che forma delle ramificazioni e fanno parte dei 9 aminoacidi essenziali.

Il vantaggio nella loro assunzione è che non vengono metabolizzati come gli altri aminoacidi a livello epatico. Infatti nel fegato non è presente l’enzima BCAA amino-trasferitasi, che è invece abbondante a livello muscolare. Quindi queste molecole una volte ingerite arrivano direttamente a livello muscolare.

Ma quali sono le loro proprietà?

  1. Un buon livello di aminoacidi ramificati nel sangue riduce la quantità di triptofano, (amminoacido essenziale, intermedio di diverse reazioni chimiche) che arriva al cervello e quindi riduce il senso di fatica.
  2. Prevengono il danno muscolare dovuto all’esercizio fisico
  3. Alcuni cataboliti della LEUCINA come l’HMB sono importanti per stimolare la sintesi proteica.

Questi integratori hanno una assunzione frazionata nel pre-allenamento e nel post-allenamento con diversi effetti sull’organismo umano. I rapporti di aminoacidi che trovate in commercio sono:
-2:1:1
-4:1:1
-8:1:1

La LEUCINA è presente sempre in quantità maggiori rispetto agli altri due aminoacidi, infatti alcuni studi hanno rilevato come  l’assunzione di BCAA arricchiti con leucina (in rapporto 4:1:1) elevano e prolungano la sintesi proteica dopo l’allenamento coi pesi. Utile specialmente nelle discipline ad alta intensità. Le evidenze scientifiche mettono in luce che la supplementazione di BCAA riesce ad enfatizzare la sintesi proteica fino a 24 ore dopo un allenamento coi pesi alla massima fatica.

Alcune precauzioni da tenere in considerazione nell’utilizzo corretto dei BCAA

  •  I livelli giornalieri non dovrebbero superare i 5 g in somma dei tre
  • Non assumere in gravidanza o nei bambini
  • Farsi seguire sempre nell’assunzione
  • Non assumere se si soffre di insufficienza renale o di sclerosi laterale amiotrofica.

Curcuma e zenzero: alternative ai FANS

480 308 Carlo Dr. Taiariol

In Europa il 19% degli adulti soffre di dolori cronici di media-grave intensità e il 40% denuncia l’inadeguatezza del trattamento seguito. Spesso per il dolore ci si rivolge agli antinfiammatori non steroidei (FANS). Ma, dati i numerosi effetti indesiderati a lungo termine (tra cui le lesioni alla mucosa gastrointestinale, responsabili di dispepsia, ulcere, emorragie e perforazioni, e la nefrotossicità) la richiesta di trattamenti più sicuri per tenere sotto controllo il dolore cronico risulta in costante aumento.

Curcuma e Zenzero

La curcuma (Curcuma longa) e lo zenzero (Zingiber officinale) appartengono alla famiglia delle Zingiberacee e hanno catturato l’attenzione degli scienziati per i loro effetti antinfiammatori. Diversi studi ne hanno confermato i benefici nelle malattie croniche come l’artrosi e la poliartrie reumatoide.

Il componente dotato di maggiore bioattività della curcuma è un polifenolo chiamato curcumina. La curcumina deve le sue proprietà antinfiammatorie al fatto di determinare una regolazione in senso discendente della ciclossigenasi 2 (COX2).

la scala del dolore

Una metanalisi, realizzata secondo i criteri della Cochrane Library e delle linee guida PRISMA, ha analizzato il ruolo degli estratti nel dolore cronico. Tutti gli studi facenti parte della metanalisi sono randomizzati, in doppio cieco, con controllo a placebo e utilizzano la medesima Scala Visiva Analogica per misurare il livello il livello di dolore sperimentato dal paziente. Nelle ricerche si erano utilizzati dei dosaggi di 300-2000 mg di estratto al giorno senza tuttavia tener conto di eventuali tecniche che permettessero di aumentare la biodisponibilità. Vi sono 4 gruppi di pazienti:

  • malati di artrite,
  • malati affetti da dolori cronici,
  • pazienti con dismenorrea primaria,
  • persone in convalescenza in seguito a un intervento chirurgico.

La metanalisi dimostra che gli estratti di curcuma favoriscono una riduzione significativa delle sensazioni dolorose in tutti i gruppi di pazienti. Secondo gli studi, sembra che gli estratti di curcuma più concentrati in dosaggi bassi abbiano un impiego sicuro.

Il dolore cronico e come trattarlo

Il dolore cronico è un sintomo che compare molto frequentemente in numerose patologie, e può avere notevole impatto sulla qualità della vita. Spesso i FANS non portano il sollievo auspicato a causa anche di numerosi effetti indesiderati. Gli estratti di curcuma e zenzero evidenziano migliori risultati negli studi, vantano buoni profili di sicurezza e rappresentano dunque la soluzione ideale a lungo termine per mantenere il dolore sotto controllo.

Trattamenti estetici in farmacia: Esperienza al sevizio della bellezza

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Nuova farmacia, nuovi trattamenti.

Dopo la nostra recente ristrutturazione, in attesa di una cabina tutta nuova, la nostra preparatissima estetista Maela esperta in trattamenti beauty, grazie all’esperienza maturata durante negli anni come beauty consultant dell’azienda NUXE-PARIS, ha portato con sè tutti i trucchi delle cabine estetiche delle SPA di NUXE.

La Farmacia San Lorenzo può quindi vantare trattamenti esclusivi e soprattutto personalizzati, disponibili per tutti attraverso le capacità di Maela, nel consiglio e nella personalizzazione.

Ma lasciamo a lei la parola, dicci, come approcci il tuo lavoro in cabina?

M: Buongiorno abbiamo accennato precedentemente ai trattamenti SPA, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza: sono protocolli anti-age innovativi, uniti a trattamenti professionali personalizzati, che sfruttano inoltre prodotti professionali selezionati. Parliamo di micro dermoabrasione, fogli di collagene, peeling, acidi ialuronici e glicolici, maschere e calchi personalizzati. Tutto associato a massaggi viso profondi e specifici.

I trattamenti possono essere associati con l’ossigenoterapia, per una pelle da subito più compatta e luminosa. Le rughe si distendono, i contorni del viso diventano più netti e tonici e le macchie tendono a schiarirsi. Ottimi risultati sull’acne, sulle impurità e sugli esiti delle cicatrici.

Possiamo parlare anche della radiofrequenza, un vero e proprio fiore all’occhiello. Un trattamento che determina un’attenuazione delle pieghe cutanee e delle rughe (effetto riempitivo), una distensione dei tratti ed una visibile rielasticizzazione della pelle con un suo aumento di densità, tensione e tono.

Davvero varia come scelta. Ma poniamo che entri nella Farmacia San Lorenzo, come faccio a decidere tra tutte le opzioni?

M: Dopo anni di beauty consultant , la risposta giusta è personalizzare. Ogni persona è a sè, vanno capite tutte le sue esigenze, le caratteristiche della pelle e i risultati da ottenere. Inoltre si deve sempre essere aggiornati sulle nuove tecniche e trattamenti. A questo proposito, a breve partirà un’altra novità: l’esclusiva macchina (HI-FU) che simula il “lifting chirurgico” grazie ad ultrasuoni focalizzati ad alta intensità. Un trattamento assolutamente non invasivo e all’avanguardia. Entreremo più nel dettaglio inseguito.

Da quello che mi dice però sembra che i vostri trattamenti siano focalizzati solo sul viso.

M: Tutti questi trattamenti seguono dei “protocolli” e possono benissimo essere applicati al viso, come abbiamo detto, ma anche ai capelli, l’ossigeno, per esempio, è un toccasana sul rinfoltimento e sulla corposità. Non dimentichiamo il corpo dove eseguo diversi tipi di massaggio: rilassante, drenante, anticellulite, linfodrenaggio metodo Vodder, olistico, ayurvedico e shiatsu.

Ho descritto abbastanza, spero di avervi incuriosito e vi invito a provare sulla vostra “pelle” tutti i miei trattamenti. Vi saluto e…vi aspetto nella mia cabina!!

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