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Salute

Smagliature come si presentano e come si trattano

920 574 Carlo Dr. Taiariol
Le smagliature chiamate tecnicamente “strie distensae o strie atrofiche”, sono degli inestetismi cutanei di solito di natura irreversibile.
È un problema che colpisce ambo i sessi, anche se le donne ne soffrono in percentuale maggiore a causa di fenomeni di stress cutaneo come la gravidanza o dell’elevata produzione di estrogeni nel sesso femminile. Gli estrogeni, principali ormoni steroidei femminili, come si è visto, hanno un’azione negativa sulla sintesi di collegene cutaneo, responsabile dell’elastcità della pelle.

Semplicemente, le smagliature sono quelle striscioline lievemente infossate e di colore rosso-violaceo, che si localizzano elettivamente alla superficie interna delle cosce, alla parte esterna delle regioni glutee, ai fianchi, al seno e al ventre.

Il meccanismo di formazione sembra interessare alcuni ormoni, come il cortisolo, che influiscono negativamente sull’elasticità della cute. Infatti alti livelli di questo ormone andrebbero ad inibire l’azione dei fibroblasti, responsabili della formazione delle fibre di collagene. Queste fibre sono presenti nei tessuti per donare elasticità e distensione. La riduzione di questi filamenti unita ad uno stimolo meccanico (aumento di peso, gravidanza ecc ecc) “straccia” i tessuti più superficiali, provocando la tipica formazione della stria che nella fase iniziale di formazione (fase infiammatoria) si presenta di colore rossastro (striae rubrae) a causa del processo infiammatorio e successivamente assume un colore bianco perlaceo (fase terminale/atrofica).

CAUSE:

  • carenza di proteine (come il collagene);
  • squilibri ormonali durante l’età adolescenziale, la menopausa, i periodi di stress (si verifica un aumento nella produzione di cortisolo che inibisce i fibroblasti che non producono più proteine);
  • gravidanza;
  • diete ferree ( rapida perdita di peso);
  • sovrappeso e obesità;
  • utilizzo di corticosteroidi (effetto iatrogeno);
  • utilizzo di steroidi anabolizzanti;
  • malattie come la sindrome di Cushing.

I rimedi sono principalmente quelli di tipo preventivo. È necessario infatti bere molta acqua per mantenersi idratati e utilizzare creme e oli che nutrono dall’esterno la cute.

Altri rimedi possono essere la laser terapia, il peeling chimico oppure l’utilizzo di creme a base di tretinoina, un derivato della vitamina A che aiuta la ricostruzione del collagene, non a caso questo principio viene utilizzato anche contro le rughe e l’acne. Oltre ad essere sconsigliate alle donne in gravidanza, queste creme hanno scarso effetto sulle smagliature di vecchia data, che vanno incontro a cicatrizzazione.

Ricorda per le smagliature la tempestività è assolutamente fondamentale.

Ace-inibitori e alimentazione

1020 560 Carlo Dr. Taiariol

Gli ACE-inibitori sono una classe di farmaci tra i più venduti in assoluto e trovano impiego primario nel trattamento dell’ipertensione arteriosa, uno stato di pressione particolarmente elevata nei vasi arteriosi, una delle prime patologie del mondo Occidentale. Lo stile di vita è fondamentale, infatti tra le varie cause vi sono uno stile di vita sedentario, il peso eccessivo e obesità, lo stress, il fumo ed eccessive quantità di alcol o sale nella dieta. Gli Ace inibitori oltre che nell’ipertensione, trovano utilizzo anche nel trattamento del post-infarto del miocardio e dell’insufficienza cardiaca cronica.

Un po’ di storia: scoperta e funzionamento.

Gli ACE-inibitori sono stati per la prima volta messi in evidenza nel veleno del serpente brasiliano Bothrops jararacadella . Un grandissimo lavoro di ricerca è iniziato da un peptide trovato nel veleno di questa specie nel 1965 dallo scienziato brasiliano Sérgio Henrique Ferreira, negli anni a seguire la molecola che è stata progettata su questa ispirazione è il Captopril.
Gli Ace Inibitori agiscono come inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE, ossia Angiotensin Converting Enzyme), che fa parte di una cascata regolatrice della pressione arteriosa (sistema renina-angiotensina-aldosterone).
I Farmaci di questa classe più noti ed impiegati nella pratica terapeutica sono il captopril, l’enalapril, il lisinopril, perindopril e il ramipril.

E’ bene però sapere che gli ACE-inibitori possono interagire con i cibi

Gli ACE-inibitori possono aumentare i livelli di potassio nel nostro corpo e portare all’iperkaliemia (livelli eccessivi di potassio nel sangue). Nelle cellule cardiache l’aumento della concentrazione di potassio extra-cellulare diminuisce la negatività del potenziale di riposo della cellula cardiaca, depolarizzandola in parte. Di conseguenza diminuisce anche l’intensità del potenziale d’azione, questo fa sì che la contrazione del cuore sia via via più debole. Dato che le forme più gravi di iperkaliemia possono causare ritmo cardiaco irregolare, palpitazioni, fino a effetti cardiaci e neuromuscolari fatali, come l’arresto cardiaco e la paralisi dei muscoli respiratori, il nostro corpo deve riuscire a mantenere i livelli di potassio in equilibrio. Quando si assumono ACE-inibitori è bene mantenere una dieta povera di potassio, l’utilizzo concomitante di diuretici insieme gli ACE-inibitori può aumentare i livelli di potassio nel sangue.

I cibi che contengono potassio e che possono quindi interagire con gli ACE-inibitori nel rischio di iperkaliemia sono banane , arance , patate , il sale da cucina contenente potassio (si può sostituire con altre correttori di sapore o spezie in commercio.

Perciò quando è consigliato assumere gli ACE-inibitori?

  • Il Perindopril assunto con un po’ d’acqua in una dose singola giornaliera al mattino prima della colazione-
  • Il Captopril almeno 1 ora prima dei pasti.
  • L’assunzione di Ramipril, Enalapril e Lisinopril può avvenire insieme o lontano dai pasti.

BCAA aminoacidi ramificati la loro importanza

800 533 Carlo Dr. Taiariol

AMINOACIDI RAMIFICATI

Gli aminoacidi sono i costituenti principali delle proteine e sono indispensabili per la crescita, lo sviluppo e il mantenimento muscolare. Infatti gli aminoacidi assunti con la dieta o prodotti dall’organismo umano hanno un ruolo quasi del tutto strutturale, solo secondariamente energetico.

Ma gli sportivi e i culturisti assumono aminoacidi ramificati. Cosa sono ? E Perché vengono assunti ?

Gli aminoacidi ramificati, tutti essenziali (il nostro corpo non è in grado di sintetizzarli, quindi vanno assunti con l’alimentazione) sono costituiti da:

  • LEUCINA: promuove la sintesi proteica nei muscoli e nel fegato, rallenta la decomposizione delle proteine muscolari e promuove i processi di rigenerazione.
  • ISOLEUCINA: fondamentale per la formazione di emoglobina, viene principalmente metabolizzata nel tessuto muscolare.
  • VALINA: utilizzata nell’organismo per la produzione di energia da alimenti molto proteici o per mobilitare riserve proteiche endogene.

Questi aminoacidi compongono il 35% degli aminoacidi presenti nel muscolo e sono presenti in alimenti come pollo, manzo, latte, legumi, bresaola e parmigiano. Sono definiti ramificati per via della loro struttura che forma delle ramificazioni e fanno parte dei 9 aminoacidi essenziali.

Il vantaggio nella loro assunzione è che non vengono metabolizzati come gli altri aminoacidi a livello epatico. Infatti nel fegato non è presente l’enzima BCAA amino-trasferitasi, che è invece abbondante a livello muscolare. Quindi queste molecole una volte ingerite arrivano direttamente a livello muscolare.

Ma quali sono le loro proprietà?

  1. Un buon livello di aminoacidi ramificati nel sangue riduce la quantità di triptofano, (amminoacido essenziale, intermedio di diverse reazioni chimiche) che arriva al cervello e quindi riduce il senso di fatica.
  2. Prevengono il danno muscolare dovuto all’esercizio fisico
  3. Alcuni cataboliti della LEUCINA come l’HMB sono importanti per stimolare la sintesi proteica.

Questi integratori hanno una assunzione frazionata nel pre-allenamento e nel post-allenamento con diversi effetti sull’organismo umano. I rapporti di aminoacidi che trovate in commercio sono:
-2:1:1
-4:1:1
-8:1:1

La LEUCINA è presente sempre in quantità maggiori rispetto agli altri due aminoacidi, infatti alcuni studi hanno rilevato come  l’assunzione di BCAA arricchiti con leucina (in rapporto 4:1:1) elevano e prolungano la sintesi proteica dopo l’allenamento coi pesi. Utile specialmente nelle discipline ad alta intensità. Le evidenze scientifiche mettono in luce che la supplementazione di BCAA riesce ad enfatizzare la sintesi proteica fino a 24 ore dopo un allenamento coi pesi alla massima fatica.

Alcune precauzioni da tenere in considerazione nell’utilizzo corretto dei BCAA

  •  I livelli giornalieri non dovrebbero superare i 5 g in somma dei tre
  • Non assumere in gravidanza o nei bambini
  • Farsi seguire sempre nell’assunzione
  • Non assumere se si soffre di insufficienza renale o di sclerosi laterale amiotrofica.

Curcuma e zenzero: alternative ai FANS

480 308 Carlo Dr. Taiariol

In Europa il 19% degli adulti soffre di dolori cronici di media-grave intensità e il 40% denuncia l’inadeguatezza del trattamento seguito. Spesso per il dolore ci si rivolge agli antinfiammatori non steroidei (FANS). Ma, dati i numerosi effetti indesiderati a lungo termine (tra cui le lesioni alla mucosa gastrointestinale, responsabili di dispepsia, ulcere, emorragie e perforazioni, e la nefrotossicità) la richiesta di trattamenti più sicuri per tenere sotto controllo il dolore cronico risulta in costante aumento.

Curcuma e Zenzero

La curcuma (Curcuma longa) e lo zenzero (Zingiber officinale) appartengono alla famiglia delle Zingiberacee e hanno catturato l’attenzione degli scienziati per i loro effetti antinfiammatori. Diversi studi ne hanno confermato i benefici nelle malattie croniche come l’artrosi e la poliartrie reumatoide.

Il componente dotato di maggiore bioattività della curcuma è un polifenolo chiamato curcumina. La curcumina deve le sue proprietà antinfiammatorie al fatto di determinare una regolazione in senso discendente della ciclossigenasi 2 (COX2).

la scala del dolore

Una metanalisi, realizzata secondo i criteri della Cochrane Library e delle linee guida PRISMA, ha analizzato il ruolo degli estratti nel dolore cronico. Tutti gli studi facenti parte della metanalisi sono randomizzati, in doppio cieco, con controllo a placebo e utilizzano la medesima Scala Visiva Analogica per misurare il livello il livello di dolore sperimentato dal paziente. Nelle ricerche si erano utilizzati dei dosaggi di 300-2000 mg di estratto al giorno senza tuttavia tener conto di eventuali tecniche che permettessero di aumentare la biodisponibilità. Vi sono 4 gruppi di pazienti:

  • malati di artrite,
  • malati affetti da dolori cronici,
  • pazienti con dismenorrea primaria,
  • persone in convalescenza in seguito a un intervento chirurgico.

La metanalisi dimostra che gli estratti di curcuma favoriscono una riduzione significativa delle sensazioni dolorose in tutti i gruppi di pazienti. Secondo gli studi, sembra che gli estratti di curcuma più concentrati in dosaggi bassi abbiano un impiego sicuro.

Il dolore cronico e come trattarlo

Il dolore cronico è un sintomo che compare molto frequentemente in numerose patologie, e può avere notevole impatto sulla qualità della vita. Spesso i FANS non portano il sollievo auspicato a causa anche di numerosi effetti indesiderati. Gli estratti di curcuma e zenzero evidenziano migliori risultati negli studi, vantano buoni profili di sicurezza e rappresentano dunque la soluzione ideale a lungo termine per mantenere il dolore sotto controllo.

La tua appendice è veramente utile

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Gli esseri umani si sono evoluti per milioni di anni e, di conseguenza, abbiamo alcuni pezzi di ricambio. Abbiamo un coccige avanzato da quando i nostri antenati vivevano sugli alberi, alcune persone hanno un piccolo buco davanti alle orecchie grazie ai nostri antenati con branchie, e abbiamo ancora tutti gli stessi muscoli che le scimmie usano per muovere le orecchie – la differenza è che i nostri non fanno nulla, a parte intrattenere gli altri bambini nel parco giochi. L’appendice è stata a lungo in cima alla lista dei tratti obsoleti, ma una nuova ricerca della Midwestern University dice che la l’appendice probabilmente ha una funzione.

Da scimmia a uomo

Il piccolo organo che conta

Quando si pensa all’evoluzione la gente immagina il famoso disegno da uomo a scimmia. Un organismo che si evolve in un altro più complesso con il passare del tempo. Ma questo non è né un caso né la regola. Un animale ha la stessa capacità di perdere caratteristiche o acquisirle.

Prendiamo le balene, per esempio. I suoi antenati svilupparono le gambe emergendo dall’acqua solo per poi perderle e tornare negli abissi. Alcuni tratti ritornano sempre come occhi, gambe e ale per esempio. Il ripetersi di questi elementi porta a considerare questi tratti importanti, da un punto di vista evolutivo. Quando un organismo perde un tratto per non essere mai più rivisto, ciò suggerisce che non ha fornito molto beneficio.

Questo è l’approccio che i ricercatori della Midwestern University hanno utilizzato per lo studio del 2017 che hanno pubblicato sulla rivista scientifica francese Comptes Rendus Palevol. Hanno esaminato l’evoluzione di 533 specie di mammiferi oltre 11 milioni di anni per trovare punti comuni in cui l’appendice era emersa come un nuovo tratto o scompariva del tutto. Per sostenere la comune convinzione che il minuscolo organo sia solo una caratteristica rudimentale senza alcun reale beneficio, i ricercatori si aspetterebbero di vederlo evolvere solo una manciata di volte e scomparire piuttosto regolarmente. Ma non è ciò che è stato trovato. Invece, l’appendice sembra essersi evoluta tra 29 e 41 volte, ma è scomparsa solo 12 volte. È chiaro che l’appendice serve a qualcosa. Ma qual’è la sua funzione?

Come posso vivere senza di te?

La principale teoria sull’appendice è il supporto del sistema immunitario. La tesi dello studio sostiene che dove è stata trovata un’appendice, è stato anche riscontrato del tessuto linfatico. Una parte essenziale del sistema immunitario che può aiutare nella crescita di batteri intestinali sani. Altri studi hanno dimostrato che le persone senza un’appendice hanno maggiori probabilità di soffrire di infezioni batteriche rispetto alle persone con la loro intatta.

Certamente il misterioso e piccolo organo causa anche danni. Ogni anno, un quarto di milioni di persone nel mondo sono affetti dalla dolorosa e talvolta pericolosa patologia denominata appendicite. Il trattamento standard è la rimozione dell’appendice. La maggior parte delle persone vive una vita lunga e sana dopo un’appendicectomia, tuttavia, potrebbe significare che altre parti del sistema immunitario aumentano il ritmo per compensare la sua assenza e le sue funzioni.

Videogiochi, l’OMS decide: svago o dipendenza?

570 386 Carlo Dr. Taiariol

Torniamo indietro al 1972, il 29 novembre l’azienda Atari sviluppa e rilascia uno dei primi vidiogiochi: Pong. Un “simulatore” che permetteva di giocare a ping-pong. Grafica essenziale e in bianco e nero. Un gioco che non attirerebbe l’attenzione di un ragazzo di oggi. L’evoluzione dei videogiochi da allora ad oggi è stata repentina e verticale. Nuove tecnologie, grafica migliorata e immedesimazione completa. Tutto ciò ha portato a milioni di appassionati in tutto il mondo, capaci di “incontrarsi” online in mondi alternativi e vivere avventure inaccessibili. Tutto sembra magnifico,  ma se questo diventasse un problema o peggio ancora una vera e propria dipendenza?

Svago o dipendenza?

Dopo i rumors delle scorse settimane l’Oms ha ufficializzato la decisione di inserire la dipendenza da videogiochi nella prossima revisione della International Classification of Diseases. La “lista ufficiale” delle malattie, prevista per metà anno. Lo ha annunciato la stessa Organizzazione in un post sul proprio sito. Il gaiming disordersi legge, racchiuderà una serie di comportamenti caratterizzati da una mancanza di controllo sul gioco, dalla precedenza data al gioco rispetto alle altre attività e interessi quotidiani, e all’escalation del problema nonostante il manifestarsi delle conseguenze negative.

«Per arrivare alla diagnosi il problema comportamentale deve comportare una significativa compromissione delle funzioni personali, familiari, sociali e occupazionali per almeno 12 mesi».

La dipendenza da videogiochi, come tutte le dipendenze modifica lo stile di vita di chi la subisce. Un fenomeno crescente. Incapacità di dosare il proprio tempo e di stabilire priorità. Il semplice giocare ai videogiochi è diventato dipendenza e quindi patologia. L’inserimento della malattia segue lo sviluppo di programmi di trattamento in molte parti del mondo. Questo porterà ad una maggiore attenzione e consapevolezza sui rischi di sviluppare il problema e allo sviluppo di misure rilevanti di prevenzione e terapia.

L’Oms spiega infine che la dipendenza colpisce solo una piccola parte delle persone che usano i videogiochi, ma tutti devono essere consapevoli dei rischi che comporta trascorrere sempre più tempo in questa attività, soprattutto quando le altre incombenze quotidiane vengono trascurate.

Ereditare i gusti: cosa mangia la mamma?

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Qual’è il tuo cibo preferito? Sei più propenso a provare nuovi ristoranti etnici o rimanere nella familiarità della tua casa? La tua dispensa è piena di frutta e verdura o di snacks salati? Qualsiasi siano le tue preferenze alimentare per scoprirle bisogna andare indietro, molto molto indietro. Prima della nascita. Una ricerca mostra come ciò che una madre mangia durante la gravidanza modella i gusti durante la vita del nascituro.

Siamo ciò che mangiamo

Negli fanni 90, Julie Mennella, ricercatrice presso il Monell Chemical Senses Center in Philadelphia, ha cominciato una ricerca per determinare come la dieta della madre influenzi i gusti dei bambini. L’idea nasce dai produttori di latte. Quest’ultimi realizzarono come le mucche che pascolano su vegetazioni con sapori forti, come aglio selvatico o cipolla, trasferivano questi sapori nel latte. Da qui il passo è breve. Se ciò succede alle mucche può succede anche agli uomini? Se la dieta può insaporire il latte potrebbe insaporire anche il liquido amniotico?

Per lo studio pubblicato nel 1995 sulla rivista The Journal Chemical Senses, Mennella e i suoi collaboratori hanno fatto assumere alle donne in gravidanza una capsula di aglio o di placebo al giorno, raccogliendo campioni di liquido amniotico di routine. Sottoposti i campioni a una serie di intervistati, quest’ultimi semplicemente annusandoli sono stati in grado di identificare facilmente chi avesse assunto aglio durante lo studio. Essendo il senso del gusto e dell’olfatto sono intimamente correlati, è plausibile pensare che la progenie abbia assaggiato l’aglio, nel periodo fetale.

L’esperienza animale ha portato gli scienziati a realizzare che gli animali da latte tendono a preferire i cibi che le madri assumevano durante la gravidanza o nell’allattamento. Nel 1994, uno studio pubblicato sulla rivista Physiology & Behavior determinò come i cuccioli di conigli esposti al forte gusto del ginepro preferivano lo stesso ginepro più tardi nella vita. Questo indipendentemente dal momento dell’esposizione, sia che essa sia avvenuta nel grembo materno, che durante l’allenamento o tramite il pellet fecale della madre. (Una colazione equilibrata per un coniglio).

La domanda però rimane sempre la stessa: questo è attuabile agli umani? Un bambino che ha assaggiato l’aglio nel grembo lo gradirà anche in futuro?

Tale madre tale figlio?

Per rispondere a questa domanda Mennella ha fatto assumere casualmente alle donne un bicchiere di succo di carota ogni giorno mentre erano incinta, mentre allattavano o in entrambi i casi. Successivamente, dopo lo svezzamento dei bambini, ma prima che abbiano mai assaggiato carote, i ricercatori hanno dato ai bambini cereali inzuppati di acqua e cereali cosparsi di succo di carota osservando quali preferissero. I bambini esposti al sapore delle carote in passato avevano minori espressioni facciali negative mentre assaggiavano i cereali aromatizzati.

A discapito dei bei pensanti, che consigliano di non assumere determinati cibi durante la gravidanza, lo studio mostra come più sapori sperimenta un bimbo nel grembo, o attraverso il latte materno, più disparati saranno i suoi gusti da adulto. Quindi se ami diverse varietà di frutta e verdura, sperimenti sempre nuovi gusti ringrazia tua mamma. Le scelte fatte prima della tua nascita influenzano ancora le tue scelte oggi.

Una nuova “medicina” per i malanni stagionali

999 563 Carlo Dr. Taiariol

Il brodo di pollo può essere una “medicina” alcuni studi lo dimostrano.

Le nonne avevano davvero ragione. Il brodo di pollo, una “coccola” nelle fredde giornate invernali, può essere anche una vera e propria “medicina” in caso di malanni stagionali come raffreddore ed influenza. Ha infatti un effetto antinfiammatorio, che può alleviare le infezioni delle alte vie respiratorie.

A evidenziarlo è uno studio del Nebraska Medical Center di Omaha, negli Usa, pubblicato sulla rivista Chest.

Gli studiosi hanno preso in esame specificamente il movimento dei neutrofili – un tipo di globuli bianchi nel sangue, scoprendo che tale movimento risultava ridotto in presenza del brodo di pollo. Questo suggerisce un possibile meccanismo anti-infiammatorio che potrebbe alleviare i sintomi di tutti i malanni da raffreddamento.

Infatti, la riduzione del movimento dei neutrofili potrebbe ridurre l’attività nel tratto respiratorio superiore che causa sintomi simili a questi così diffuso malanni di stagione. Lo studio è stato condotto in laboratorio e non sull’uomo. Perciò gli studiosi avvertono che resta da vedere se si possano assorbire le sostanze che sembrano avere effetti benefici in laboratorio.

Tuttavia, può valere la pena provare. La versione dell’autore dello studio Stephen Rennard include:

  • gallina stufata,
  • una confezione di ali di pollo,
  • 3 cipolle,
  • 1 patata dolce grande,
  • 3 pastinaca,
  • 2 rape,
  • 11 o 12 carote,
  • 6 gambi di sedano,
  • un mazzetto di prezzemolo,
  • sale e pepe a piacere.

Una ricetta per i malanni stagionali semplice e gustosa.

Anche un altro studio, condotto diversi anni fa, aveva riscontrato dei benefici del brodo di pollo (anche grazie all’aroma e alle spezie) nel riuscire a “pulire” le cavità nasali. Sfruttando la sapienza delle nonne possiamo ritrovare in casa un rimedio per questi fastidiosi malanni stagionali.

La Farmacia a Parabiago dove trovi sempre le tue Risposte.

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Vogliamo essere diversi. Una Farmacia diversa tra le farmacie. A Parabiago i cittadini chiedono un punto di riferimento per la salute. Non una semplice dispensazione del Farmaco. Quella la sanno fare tutti.

In Farmacia si viene perché si ha bisogno di salute, si ha una domanda. Noi vogliamo fornire le risposte. Devono essere soddisfacenti, dare una soluzione al problema e farti uscire con il sorriso.

Abbiamo espresso cosa secondo noi vuol dire essere un punto di riferimento per la salute a 360°

L’obiettivo è semplice: hai una domanda? Devi uscire con il sorriso e la tua risposta.

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